Prima di essere dell'arte tribale puro fu una necessità, una rappresentazione divina per la distensione dei cuori. La maggioranza delle opere d'arte tradizionale in Africa ha avuto uno scopo religioso. L'uomo ha fatto appello a diverse credenze destinate a conciliare le forze innumerevoli circostanti. Sono nate divinités, ingegnerie, invocate da riti destinati ad entrare in comunicazione con loro, destinati per proteggerli, in preghiera ed incantesimi sotto forme diverse: bordi, danze, offrandes e sacrificio. Gli uomini chiedevano ad un sculpteur di creare una forma che avrebbe funto da recipiente, d'appoggio utile nel corso delle cerimonie, che personifica spesso antenati morti o divinités.
FETICHES: La parola fétiche è diventata la designazione per oggetti che, dopo alcuni atti rituali sono investiti di potenze a carattere personale o di forze impersonali. Un fétiche può essere utilizzato per un atto magico attivato da regali sacrificali. Il suo scopo è di difendersi, nuocere o avere bambini. Il sinonimo di fétiche porta il nome di "juju" in Africa dell'ovest. In alcune regioni, le scatole sono sostenute da uno scantinato di statuette in argilla, come pure in mezzo alla corte. Sacrifici ed offrandes sono dati dai fedeli per attivare l'efficacia. I fétiches sono decorati di perle, campane, tessuti, rivestimento, piume, denti, pelli di serpenti, quest'insieme arriva ad oggetti sconosciuti, a volte inquétants, segni di un sovrannaturale che si conosce male. In occasione della sua fabbricazione, l'indovino sacralise l'oggetto con formule magiche. Dopo l'indovino, è il féticheur che prende il relè (molto rieletto in farmacopea).